sabato 27 marzo 2010

RIVELAZIONI

Vi rivelo qualcosa che ben pochi sapevano. Ai vecchi tempi vigeva in casa editrice un’implacabile regola redazionale: per ogni albo bisognava proporre almeno quattro o cinque titoli, tra i quali colà dove si puote era scelto il titolo definitivo. Titolo che, almeno nelle intenzioni, doveva essere intrigante, affascinante, evocare mistero e avventura.

Per me le storie avevano un solo titolo: quello che decidevo al momento di cominciare la sceneggiatura e che definiva l’argomento della storia. E confesso che il giochino dei cinque titoli (insieme alla scelta delle vignette di anteprima dell'albo successivo, che potrebbe essere argomento di un prossimo post) mi faceva impazzire.

Il numero 5 di Nathan Never per me era Una ragazza di nome Angel. Fu cambiato nel più evocativo Forza invisibile. L’asettico Sconosciuti diventò Gli occhi di uno sconosciuto. Mi sono sempre rifiutato categoricamente di mettere il punto esclamativo nei titoli, cosa che si usava molto su Zagor e Tex: Bersaglio Tex Willer!; Gringos!; Destinazione Africa!; Thugs!

Conoscete il titolo di un film col punto esclamativo? Io riesco a ricordarne un paio sotto forma di domanda (Ma papà ti manda sola?; Che fine ha fatto Baby Jane?), e molti – soprattutto spaghetti western – coi puntini di sospensione. In compenso, non riesco a ricordare un solo titolo di un libro col punto esclamativo.

Col tempo imparammo a farci furbi. Per far passare il titolo che ci piaceva adottavamo un piccolo trucco: proporre nel ventaglio delle possibilità due o tre titoli standard (in genere “l’enigma di”, “il mistero di”, o un “agguato” o un “incubo” da qualche parte), buoni per qualsiasi testata e per qualsiasi circostanza. Dato che ogni mese si abbondava in enigmi, incubi e misteri, per evitare le ripetizioni il titolo standard veniva scartato, e riuscivamo a far passare il titolo che ci piaceva (riuscimmo quindi a far passare dei titoli in inglese, come Buffalo Express e Dirty Boulevard).

Anche se a volte, lo ammetto, il giochino si ritorceva contro di noi, e ci ritrovavamo con L’enigma della caverna e Incubo nello spazio.

Col tempo la regola dei cinque titoli è caduta in disuso. Chissà, forse perché abbiamo imparato a proporre titoli più convincenti che non necessitano di alternative. E anche se continuo a pensare che Rewind fosse per Dylan Dog un titolo più suggestivo del Giorno del Licantropo, dei titoli di Caravan sono particolarmente soddisfatto.

Il titolo del numero 10, Punto di rottura, ha un’origine bizzarra. Emiliano Mammucari aveva in mente l’immagine di Massimo che si guardava nello specchio in frantumi, e mi aveva chiesto di utilizzarla per la cover. Ho dovuto quindi cambiare il titolo originale della storia, Panem et circenses. Però non me ne sono affatto pentito. Punto di rottura mi piace molto di più. E anche se la copertina fa pensare a un’esasperazione che esplode con un gesto di violenza, chi ha letto l'albo avrà capito che la rottura in questione è un’altra. È quella dell’equilibrio interiore di Massimo. Qualcosa si spezza dentro di lui, in seguito agli avvenimenti drammatici narrati nell'episodio precedente.

I titoli di Caravan hanno spesso una doppia chiave di lettura. Nel numero 2, Il ribelle non è solo Stagger, ma anche Davide che si ribella all'atteggiamento di suo padre.

Nel numero 3, La parola di un leader (il sindaco Banks) non contiene solo la forza che guida i cittadini alla ribellione, ma una debolezza che rivela la fragilità del leader stesso.

Nel numero 4, La storia di Carrie è materialmente una storia, cioè un racconto nel racconto: Jolene racconta a Davide una storia che era stata raccontata a lei.

Nel numero 5 i lupi del titolo sono diversi. Ce n’è uno vero (un cane lupo) e tre lupi a due gambe (Kurt Bresler e i suoi amici).

E così via.

Per il prossimo numero avevo in mente il titolo Apocalisse. Poi ho optato per Rivelazione. Che – come qualsiasi dizionario o Yahoo answers potrà confermarvi – vuol dire letteralmente la stessa cosa. Perciò sapete cosa aspettarvi.

Beh, più o meno.

14 commenti:

massy ha detto...

Conoscete il titolo di un film col punto esclamativo?


"Tora! Tora! Tora!" ne ha tre :-D

Michele Medda ha detto...

Bravissimo. Anzi, bravissimo!

Michele Medda ha detto...

Me ne sono ricordato uno anch'io: Up! di Russ Meyer.

Bramo ha detto...

Be', per restare nel fumetto non è inusuale un titolo con punto esclamativo anche nelle storie di Leo Ortolani per Rat-Man (proprio l'ultimo numero in edicola, uno dei tanti esempi).
Per il resto... hai scritto cose molot interessanti: la doppia chiave di lettura dei titoli di Caravan l'avevo già colta di mese in mese ed era una goduria in più scovarla leggendo la storia...
Trovo interessante anche che il titolo per il n. 10 che volevi mettere tu poneva l'accento su un aspetto della storia (l'idea da parte dei militari dello spettacolo del comico) mentre quella di Mammucari si concentra sul dramma di Massimo.
Infine... ritengo che la questione della scelta delle vignette d'anteprima sia ricco di spunti interessanti, spero di leggere presto un post al riguardo perchè ne sono molto incuriosito! =)
Grazie

MaxBrody ha detto...

"Dio perdona...io no!" ;)

Cosa avresti preferito al posto di "L'enigma della caverna" e "Incubo nello spazio"?

Quad ha detto...

Di "punto di rottura" si parla anche all'inizio di Apocalypse Now, con riferimento a Kurtz.

Michele Medda ha detto...

Risposta cumulativa:

Bramo (Andrea?), Ratman nasce come parodia del genere supereroistico, quindi anche i titoli avevano (e a volte hanno ancora) lo stesso spirito.

Max: non mi ricordo assolutamente cosa avevo pensato al posto dell'Enigma della caverna... ma sicuramente era qualcosa senza enigmi!

Quad: ma certo, chiaramente Kurtz aveva raggiunto (e abbondantemente oltrepassato) il suo personale "punto di rottura". Non ricordavo però che venisse usata proprio questa espressione.

Delirium Esc ha detto...

Post sempre interessantissimi!
Complimenti e grazie!

Ma con la fine di Caravan (ormai ci siamo quasi, ahimè) cosa succederà a questo blog?

Michele Medda ha detto...

Delirium, come si dice, le cose belle non durano...

Luigi Spagnolo ha detto...

A proposito di rivelazioni, ho scoperto chi si cela dietro il colonnello Warren: http://www.imdb.it/media/rm3812465408/nm0000401

Chiedo scusa, è più forte di me... Non posso fare a meno di fissarmi nelle somiglianze: nei fumetti, nel cinema, ecc. :-)

gianluca ha detto...

Effettivamente "Incubo nello spazio" è abbastanza anonimo, ma d'altronde non è facile sfornare un titolo "signficativo" al mese per vent'anni. D'altronde in vent'anni si hanno anche storie più e meno significative (per restare in tema ricordo perfettamente il plot di "Enigma della caverna", ma molto nebulosamente quello di "Incubo nello spazio")

Alessandro ha detto...

ho appena finito di leggere punto di rottura e rivelazione: mi hanno emozionato come poche volte mi è successo leggendo un fumetto... devo farti i complimenti, ti seguo da Nathan Never in poi, e leggo molti Bonelli. Ma solo Ken Parker, Magico Vento e Julia mi avevano emozionato come sei riuscito tu con questa magnifica miniserie

Stefano ha detto...

Mi scuso preventivamente per la lunghezza del post, ma in quanto ammiratore e appassionato di questa serie, volevo dire diverse cose.
“Rivelazione”, secondo me, è un po' inferiore rispetto ad altri albi che lo hanno preceduto.
Cominciando dalla copertina: è bella, la classe e l'eleganza di Mammucari sono già state ampiamente dimostrate dalle copertine precedenti. Eppure, non dà le stesse emozioni. Non si tratta di una immagine simbolica (penso a gioielli come il numero 8, o al 10), né di una situazione drammatica (come nel n°9 o nel 5). E' una situazione d'azione, che peraltro non corrisponde a nessuna scena dell'albo. Una cover ben fatta, ma più (devo dirlo?) banale di quelle a cui ci avete abituato.
La storia è incentrata su una rivelazione che per noi lettori non è tale (un esperimento? E di cosa? A cosa servirebbe?). Difficile esprimersi al riguardo, al momento.
Pag. 23: qualcuno ha avvertito Clyde che all'inferno l'unico film in programmazione è “Gigli – Amore estremo”? :-)
Pag. 34: immagino sia una coincidenza, ma le frasi di Jake Bresler sono molto simili a quelle che pronuncia Big Jim Rennie in “The Dome” di Stephen King, anch'egli riferendosi a suo figlio.
Pag. 45: ma perché anche Massimo? Oltretutto una morte così stupida, poi! Perché? Capisco che l'intenzione sia quella di fare una sorta di romanzo di formazione con protagonista Davide, ma così tante sfighe subite da un personaggio le ho viste forse solo nei Malavoglia.
Pag. 56, vignetta 1: la prima delle due soddisfazioni di questo episodio. La Peters era odiosa fin da quando ha fregato Banks.
Pag. 77: Altra soddisfazione, la migliore del numero: il pestaggio di Kurt. Solo una cosa: ci sta che Davide sia sconvolto, e desideroso di vendicare Whitley. Ma fargli menare le mani meglio di come farebbe Tex in un saloon non è un poco eccessivo?
Pag. 94: esperimento su suolo americano. Ci sono delle cose che non mi tornano. Era pericoloso? No, nessuno degli abitanti si è sentito istantaneamente male. Magari avrebbe avuto delle conseguenze in seguito. Questo è già più accettabile. Ma se la popolazione di Nest point è stata fatta evacuare per sottrarla ad esse, perché le nuvole sono riapparse anche in seguito, lungo la strada? Sono molto curioso di sapere cosa siano!
Pag. 96: questa è una minuzia. “Quale tarantola ti ha morso”? Una frase simile in un dialogo tra due personaggi americani stona un po'. Non bastava un bel “Perchè sei così nervoso, Fred?”?

Per quanto riguarda i disegni, ancora complimenti a Valdambrini, un vero macinatavole. Resi bene tutti i personaggi, e deliziosa l'ultima vignetta di pag. 70, espressiva più di una intera pagina di dialoghi. Ma anche lui fa un errore: l'espressione alla Rambo che ha Davide in pagina 80 l'ho trovata quasi fastidiosa. E sempre Davide, nella terza vignetta di pag. 61, sembra quasi Dylan Dog.

Sono stato interminabile, mi scuso ancora. Comunque, Michele, ti faccio ancora i complimenti, Caravan è di sicuro la miglior miniserie bonelliana uscita finora (e anche Greystorm mi sta piacendo molto). Vogliamo una conclusione col botto!

Lorenzo Marchetti ha detto...

Io invece, da appassionato di Caravan, mi ero ancor piu' appassionato al carattere, alle battue e ai flashbak della vita di Massimo Donati: era dai tempi delle letture di Ken Parker che non assaporavo il gusto dell'ammirazione per un personaggio di fantasia in un fumetto.

Aridatece Massimo!!