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giovedì 13 maggio 2010

AD UN TRATTO ECHEGGIO' UNO SPARO

Molti anni fa, quando ancora avevo tempo per leggere i soggetti che ci venivano proposti, mi capitò di leggere un soggetto per Nathan Never, scritto da una coppia di autori. Cominciai a leggerlo scetticamente - di proposte ce ne arrivavano a pacchi - e dopo poche righe mi trovai a divorarlo per vedere dove andava a parare. Finito, dissi ad Antonio Serra: "Ma sai che questi due sono proprio bravi?"

"Questi due" erano Stefano Piani e Alberto Ostini, e il soggetto sarebbe diventato un'ottima storia disegnata da Roberto De Angelis, dal titolo Bauhaus Killer.

In seguito, Piani e Ostini hanno scritto ancora, sia in coppia che singolarmente. Diversi come il giorno e la notte, e quindi perfettamente complementari.

Ora Stefano - autore di un numero impressionante di storie per Nathan Never, Legs e Nick Raider - si è lanciato nella blogosfera. "Ad un tratto echeggiò uno sparo" è il nome che ha dato al suo blog.

Ve lo consiglio, perché non è il solito blog fumettoso. Da diversi anni Stefano ha diradato i suoi impegni nel fumetto e lavora soprattutto per la tivù (Elisa di Rivombrosa, Il commissario Rex, Il mistero del lago). E nei suoi post getta uno sguardo trasversale - e intelligente - su entrambi i media.

mercoledì 14 aprile 2010

"OH-OH-INTERNET, DANNATA INTERNET..."

Commentando il post "ipse dixit 3" si parlava di scrittori e internet. Ecco qualche considerazione interessante nel blog di Sandrone Dazieri. Non che io frema dalla voglia di avere un profilo su Facebook, ma se anche mi balenasse l'idea nell'anticamera del cervello, trovo sempre più motivi per tenerla fuori dalla porta.

Oh-oh-internet, dannata internet
Col motore di ricerca puoi arrivare dappertutto
Anche dove non volevi
W-w-w-w-w dannato www
Se sapevo prima che facevi questi danni
Non nascevo proprio adesso

Elio e Le Storie Tese, Gargaroz

giovedì 1 aprile 2010

QUANDO I LETTORI FANNO "OOH!"

Agli albori di internet seguii per qualche tempo un newsgroup sulla letteratura poliziesca. Finché un giorno non ebbi un’idea infelice: entusiasta di un romanzo che avevo appena letto, scrissi un intervento in cui riassumevo in due righe la trama e lo consigliavo a tutti.

Fui subito ammonito, e in maniera piuttosto brusca, di evitare gli spoiler in futuro. Quali spoiler? –dissi – Non ho rivelato nulla che possa guastare la lettura, ho riportato più o meno le tre righe che sono nel risvolto di copertina.

Mi fu risposto, in tono brusco, che c’è anche qualcuno che preferisce non leggere nemmeno quelle tre righe perché “ama essere sorpreso”. Certo. E allora perché questo qualcuno, quando va al cinema, non si infila nella prima sala che gli capita? Così eviterebbe di spoilerarsi il titolo del film che va a vedere, no?

Chiusi immediatamente col quel newsgroup (e poco dopo, diventato saggio, con qualsiasi newsgroup).

Capisco che non si rivela il finale di un thriller. Ma quando è troppo è troppo. Mi è capitato di andare sul sito di qualche serie tivù americana per capire se avevo perso qualche episodio. Fatica sprecata. Mi sono arreso. Gli americani sono così terrorizzati dagli spoiler che il riassunto di ogni episodio diventa una cosa di questo tipo: “Mentre Jill parla con Ross, Brian incontra una persona. Poco dopo, Henry ha una sorpresa. Nel frattempo, all’ospedale, le cose non sono quello che sembrano, e Susan riceve una telefonata…” È una specie di slalom per evitare qualcosa che potrebbe, forse, in linea teorica, in percentuale uno su un milione, spifferare un dettaglio irrilevante a uno spettatore che invece lo reputa fondamentale, perché “ama essere sorpreso”. Il risultato porta a riassunti deliranti come quello qua sopra.

C’è una pericolosa (e sciocca) filosofia di fondo in tutto questo: la subordinazione di qualsiasi valore narrativo alla “sorpresa”. Come se un film, un libro, un fumetto fossero validi solo se gli spettatori o i lettori fanno “ooh”.

Ma farci fare “ooh” non è l’obiettivo della narrativa. Quello è l’obiettivo dei giochi di prestigio.

Ecco perché posso tranquillamente preannunciarvi che Caravan si concluderà con la fine del mondo, provocata dall’impatto di un asteroide contro la Terra. D’altronde, io lo avevo detto che non era possibile un seguito.

Adesso fate pure “ooh”, e leggetevi rilassati gli ultimi due albi.

venerdì 31 luglio 2009

INVOCAZIONI A GOOGLE O'THEP

Arriva il momento, per ogni blogger, in cui si consultano le chiavi di ricerca del proprio blog.

Le chiavi di ricerca sono le invocazioni che ogni navigatore del web rivolge a Google O-Thep, l’oscura divinità del Motore di Ricerca, che guida su internet colui che non sa dove dirigersi. O meglio, che ne ha una vaga idea, ma non riesce a definirla se non con parole arcane. Google O’Thep ascolta le invocazioni del navigatore, e in base ad esse lo conduce su siti e blog. Che non sempre sono quelli cercati.

La volontà di Google O’Thep è imperscrutabile: difficile capire come faccia approdare su un blog di fumetti chi cerca di “smontare un mobile Ikea usando solo i diti”. O come possa condurre chi cerca “donne con la quinta di reggiseno” su un blog di musica jazz.

Nel caso del blog di Caravan, devo dire che nove navigatori su dieci chiedono e ottengono dalla divinità le indicazioni giuste. Digitano come chiave di ricerca: “Medda & Caravan” “Caravan blog” e cose così. Ma c’è sempre qualcuno che smarrisce la strada.

Ecco alcune delle chiavi di ricerca che hanno condotto i visitatori su questo blog.


“LA VITA È QUELLO CHE TI ACCADE MENTRE SEI INTENTO A FARE ALTRI PROGETTI”
L’ha detto John Lennon, mi pare. L’avrò citato in qualche post?

SERIE TV THRILLER O PARAPSICOLOGICI
Noi facciamo fumetti, ragazzo. Sai quei disegnini con sopra le nuvolette bianche che ci hanno le paroline dentro?

REVISIONE CARAVAN
Uhm… Ho il sospetto che qualcuno cercasse un’officina, e non l’iter redazionale dei nostri albi.

TIPO JERICHO
Macché “tipo Jericho”! Jericho non c’entra niente! NIENTE! NON MI SONO ISPIRATO A JERICHO PER CARAVAN! CAPITO?

AUTOCARAVAN DAVIS
Sorry, mister Davis is not home at the moment. Please try later.

CARAVANE AMERICANE
Occhéi, boi, àim from Broccolino, nu iorc.

CAROVANA BONELLI
La formeremo per andare a Lucca. Tenete sgombro il passo della Cisa.

CHE STRADA FARE CON LA CARAVAN PER ANDARE IN FRANCIA
Oh, questa è facile, la so anch’io! Scendi giù verso Genova e poi giri a destra. Se giri a sinistra e poi scendi ci vediamo a Lucca.

COME SI SCRIVE NON CENTRA NULLA?’
Ci hai quasi preso. L’apostrofo ci vuole. Solo che va tra la C e la E, e non dopo il punto interrogativo.

NON C’ENTRA NIENTE QUESTA COSA
Ma sei quello di prima? Perché stavolta è giusto. Bravo, promosso.

RIDERS DISEGNATORI DI MURI
Urge un ripassino d’inglese: quelli che fanno i disegni sui muri si chiamano writers. Però come pronuncia è quasi uguale. Anche Bob Dylan ha giocato sull’equivoco tra “writing” e “riding” in All the tired horses.

OSCAR CARRADINE
No, aspetta, ricapitoliamo: il padre era John. I figli David, Keith, Robert, Bruce. Poi ci sono Calista, Ever, Martha, Richard, Susannah. Ma Oscar non c’è proprio, ho chiesto a IMDB–O’Thep.

QUANDO LA RAI FACEVA VEDERE TUTTI QUEI PAESAGGI CON LA MUSICA
Facile: quando io ero bambino, e si chiamava “intervallo”. Ma a te cosa interessa?

VIGNETTA CON UNA FACCIA STUPITA
Ecco, immagina la mia in questo momento.


PS: L'invocazione a Google O'Thep è un tormentone di Diego Cajelli.