giovedì 11 marzo 2010

LA SAI L'ULTIMA?

Un uomo entra in un caffè… Splash!
Un uomo entra in un tè bollente… AARGH!

Adoro queste battute. La prima è un po’ come quei racconti alla Fredric Brown, in cui il finale a sorpresa capovolge la prospettiva su quello che hai letto un attimo prima (lo “splash” rivela che il “caffè” non è un luogo fisico, rendendo la situazione assurda).

La seconda battuta acquista il suo senso solo di seguito alla prima. Una volta che sei entrato in un universo (un “assurdo universo” alla Fredric Brown, appunto), devi accettarne le regole bizzarre (se un uomo entra in un caffè, può entrare anche in un tè) e trarne le debite conseguenze. E quindi, argh!, il tè bollente scotta.

In Caravan 10 ci sono diverse storielle (un po’ più articolate delle due battute qua sopra, comunque). Confesso di avere un debole per le barzellette, forse perché non sono un grande live–performer, e invidio chi le sa raccontare. La barzelletta costituisce una formidabile prova di narrazione. Se la racconti devi combinare le doti dello scrittore e dell’attore. Serve un’organizzazione del racconto molto precisa. L’introduzione deve essere abbastanza dettagliata da farti entrare nell’atmosfera, ma non così lunga da perdere di effetto. E poi serve la smorfia al momento giusto, la giusta intonazione, la pausa al momento opportuno, quel microsecondo che fa la differenza prima della battuta che dà senso al tutto.

Se è vero che i racconti sono la forma che diamo al mondo, organizzandolo in un modo coerente, la barzelletta è ciò che ne rivela l’assurdità, la congenita incoerenza.

Le storielle che avete letto su Caravan 10, visualizzate mirabilmente dall’eclettico Mammucari, le ho trovate su siti americani. Ne ho lette molte, e ne ho scelto alcune anche tenendo conto delle possibilità di visualizzazione.

Qualcuno mi ha fatto notare che la barzelletta finale non è propriamente esilarante, o comunque non è divertente quanto le altre. Può darsi. Però, anche se a noi non dice molto, ha un humour molto americano. Ho scoperto che esiste un ricco filone di storielle sul rapporto padre–figlio, basate generalmente sull’ottusità del genitore e l’astuzia del ragazzino.

"E ne ho in serbo altre fortissime!" direbbero Elio e le Storie Tese. Ma non sono adatte agli albi Bonelli, purtroppo.

12 commenti:

massic80 ha detto...

In effetti io che sono "più tecnico che umanistico" non ho colto molto bene l'ultima pagina e mezzo (come mi succede spesso per film, racconti, canzoni...): pensavo che fosse una "parafrasi personalizzata" di Davide della battuta che Ron stava facendo... ma non l'ho capita!
Massi

Michele Medda ha detto...

Beh, ma è così. In quel momento Davide si riconosce nella storiella.

Quando l'ho letta ho pensato subito che era perfetta per rappresentare il conflitto tra Davide e suo padre. Davide chiede: "Perché vuoi andare con Ratner?" e il padre gli dà una risposta che lui non capisce.

Rapportata alla situazione di Davide, la battuta finale del padre/Massimo acquista un senso "filosofico", se mi passi il termine un tantino pomposo. Nella storiella il padre fa la figura dello stupido, ma in realtà - a un livello di lettura più profondo - la sua risposta non è affatto stupida.

Perché porsi delle domande è già un primo passo. Non importa poi che la risposta giunga "dall'alto", da un sapere pre-confezionato. Conta invece avere acquisito la capacità di interrogarsi, e quindi di elaborare una risposta propria.

Acidshampoo ha detto...

Che poi Elio, oltre alla celeberrima La Vendetta Del Fantasma Formaggino, ha dedicato alle barzellette anche questa canzone, meno celebre ma non meno efficace:

http://www.youtube.com/watch?v=6PJLPro1ia0

Acidshampoo ha detto...

Ne approfitto e ti linko, dal mio blog, una puntata della rubrica "Risate a denti radi", in cui provo a degenerare dei classici della barzelletta.

http://sgargabonzi.leonardo.it/blog/barzellette/risate_a_denti_radi_3_2.html

Michele Medda ha detto...

Letta, Acid! Mi è piaciuto il crescendo, l'incidente 5 è degno di Lynch sceneggiato dai Coen (o viceversa). Ah, dimenticavo: è appena arrivato un furgone bianco con sopra una lucina che gira, e sono scesi due tizi che hanno chiesto di te...

Michele Medda ha detto...

PS: attendo la rielaborazione della barzelletta del caffè Splash!

and ha detto...

L'ultimo albo nella sua drammaticità è diventato spassoso. Bellissimo. Ho apprezzato moltissimo l'inserimento del registro comico.

E la chiusura è toccante.

Lorenzo Marchetti ha detto...

Fredric Brown e' stato uno scrittore che ho letto e mostruosamente ammirato per tutta l'adolescenza in cui mi nutrivo di Fantascienza.

Un po' poco ricordarlo per l'accostamento di giochi di parole -che mi ricordano le agghiaccianti battute che piacciono tanto a certi ingegneri (tipo se c'e' la Lancia Delta integrale allora ci deve essere anche la Lancia Delta derivata...)-. Per me era il fenomeno dei racconti brevissimi (due pagine!)con finale cinico. Un altro grandissimo autore di quel periodo era per me Erik Frank Russell. Che letture ragazzi...ormai non leggo fantascienza da almeno 10 anni.

Michele Medda ha detto...

Lorenzo, ho approfittato del post per indicare con tanto di link - visto che ne avevo l'occasione - un scrittore a dir poco folgorante, che vale la pena di leggere a prescindere dalla sua "fantascientificità". Accostarlo a un gioco di parole magari non rende giustizia al suo talento. Non nominandolo affatto gli avrei reso un servizio migliore?

Symosymo ha detto...

L'ultima battuta non l'avevo presa propriamente come una "battuta", ma apprezzo il chiarimento sull'humor americano. Io l'avevo interpretata diversamente "Fai domande così scopri che non tutto ciò che tu pensi che io sappia può essere da me spiegato". Contorto, ma efficace e in tono con l'albo. P.s.: Ok è la seconda volta che mentre leggo Caravan piango! Uffa! Non me lo doveva fare Signor Medda, non me lo doveva fare! Comunque bel modo di fare letteratura storica, mi piace moltissimo l'impostazione, non so quanto sia apprezzabile il senso di attesa, ma le storie inserite per acquetarlo sono davvero un bell'esercizio d'arte, i miei complimenti a chiunque contribuisca a questo progetto, è veramente qualcosa che non si era ancora visto e soprattutto letto!

Ivan ha detto...

Ho letto solo recentemente l'album in questione, continuo a rimanere colpito da come ha costruito e fatto evolvere la serie in base ad un incipit di partenza da cui si poteva aspettare un interpretazione diametralmente opposta.
È una serie che divide molto e non mi sorprende, infatti su Comicus si aprono discussioni chilometriche all'uscita di ogni album. Ho postato le mie impressioni nelle ultime due pagine del seguente thread sotto lo pseudonimo dj_mercury: http://comicus.forumfree.org/index.php?&showtopic=63760&st=210. Magari può interessarle dare un occhiata al thread se non l'ha ancora fatto.

Michele Medda ha detto...

Grazie della segnalazione, Ivan. Ho letto il tuo intervento, e direi che hai centrato il punto. Massimo ha i suoi motivi per fare quella scelta.

Io, narratore, devo mostrare quei motivi, e non indicare se sono giusti, sbagliati, verosimili o inverosimili. Lì finisce il mio campo d'azione e comincia quello del lettore.