venerdì 9 aprile 2010

LUOGHI COMUNI

“Un grande autore deve essere prima di tutto umile.”

“Per fare questo mestiere è indispensabile la passione.”

“Bisogna sempre mostrare rispetto per il pubblico.”

“In ogni critica, anche la più aspra, può annidarsi una piccola verità.”

“Un genio non è tale se non vi si abbina la sregolatezza.”

“Io, quando scrivo, mi diverto.”

“Il mio rapporto col pubblico è uno scambio di emozioni.”

“Adoro lavorare con i giovani, i giovani vanno sempre incoraggiati.”

“Una critica non ha senso se non è costruttiva.”

“Ti ringrazio per la tua bellissima lettera, sono i lettori come te che danno un senso al mio mestiere.”

20 commenti:

Plumeo ha detto...

oggi ho letto Caravan Rivelazione e volevo scrivere che ero pienamente soddisfatto dell'apocalisse (inoltre gongolo perchè l'avevo intuita) poi apro la pagina e leggo questo post e ho capito ancora una volta perchè i tuoi fumetti hanno qualcosa in più. Complimenti davvero per il blog e soprattutto per la serie. Bartolo

Acidshampoo ha detto...

SPETTACOLARE!
Sarà che ho un'idiosincrasia per i luoghi comuni, specie per quelli espressi con tono ecumenico-pacificato come diversi di questa lista, ma vorrei che questo fosse solo il primo post catartico di una catartica serie. Mi abbassa i battiti a riposo leggere il titolo "Luoghi comuni" e, subito sotto, una serie di frasi aberranti che in altri contesti hanno il coraggio pure di farle suonare bene. Luoghi comuni che sono diventati ambiente e nessuno ne nota più la sciocchezza.

Michele Medda ha detto...

Acid, sono anni che questi luoghi comuni mi perseguitano... non ne posso più, davvero. Volevo intitolare il post con un'altra parola, ma cerco di tenere questo blog dentro i limiti di un rating "G" (l'equivalente del nostro "Per tutti").

Bartolo, grazie. Colgo l'occasione per ricordare che per commentare l'albo 11 c'è l'apposito post dal titolo "Rivelazioni" (al plurale; il titolo dell'albo è "Rivelazione", singolare).

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Eppure... Alcuni di questi sì, hanno un senso, un senso vero.

Non tutti.

Michele Medda ha detto...

Quali, Mattia?

gianluca ha detto...

In un vecchio albo di John Doe c'era il Dio dei luoghi comuni: parlava solo per proverbi e modi di dire. Benchè snervante, era un personaggio con un certo fascino, d'altronde come puoi dare torto ad uno che ti dice "prima qui era tutta campagna"?

werner ha detto...

Parafrasando Caparezza... ma è vero che "Il secondo albo è sempre il più difficile nella carriera di un fumettista?" ;)

Michele Medda ha detto...

Dopo un debutto folgorante, una storia di una bellezza travolgente, allora sì, lo sarebbe. Ma non ricordo debutti folgoranti nel fumetto, nemmeno quelli di Frank Miller o di Alan Moore.

Parlando seriamente: secondo me un fumettista sente la pressione dopo quattro o cinque albi, quando l'entusiasmo giovanile comincia a scemare e si capisce che occorre coltivarsi una professionalità.

Okay, questo non c'entra con i luoghi comuni, ma visto che hai fatto la domanda...

Nemo ha detto...

Credo che le parole siano importanti, e che basta modificarne alcune per cambiare il senso...
Vado a commentare nello specifico:

1) Una persona e' più gradevole quando e' umile (quindi, perché solo un autore?).

2) Per fare OGNI mestiere e' MEGLIO se c'è' pure la passione (ma non e' indispensabile).

3) Bisognerebbe sempre mostrare rispetto per gli altri.

4) Quel "può" e' sufficiente. O meglio potrebbe (come non potrebbe).

5) No. Pero' certe volte le 2 cose si accompagnano.

6)Se quando fai il tuo mestiere ti diverti, meglio!

7) Su questa sono d'accordo. O meglio se si riesce a creare una sinergia con chi ti segue, le emozioni sono più forti (ma la vedo più in musica che nella scrittura).

8) I giovani andrebbero incoraggiati e possibilmente guidati. Why not?
(da ex allenatore, mi piaceva molto lavorare con i giovani!)

9) Una critica e' migliore se riesce anche ad essere costruttiva (troppo facile criticare sempre, ma non avere alternative).

10) Questa e' difficile. Devo ammettere che certi commenti di fans (ai bei tempi) mi avevano emozionato molto. Ma forse sarebbe più giusto dire che certi fans/lettori stimolano, o arricchiscono, o ... non so... ma certamente non danno il senso, che e' insito in ciò che si fa... se siamo fortunati (vedi punti 2 e 6).

Pero' certo... sono luoghi comuni...

Michele Medda ha detto...

1) premesso che gli arroganti sono sempre sgradevoli e generano una stupida venerazione dell'arroganza in chi li circonda, gli umili sminuiscono il loro lavoro (e il lavoro degli altri) agli occhi del mondo; e questo fa danni ancora peggiori di quelli prodotti dagli arroganti.

8) Dipende dai giovani... bisognerebbe scoraggiare a priori, invece. I più motivati resisterebbero comunque, i demotivati mollerebbero. Però, purtroppo, non sempre "più motivato" significa più capace, anzi...

9) Qualsiasi problema che riguarda anche solo lontanamente la critica non è di competenza degli autori. Non c'è nessuna differenza - per me autore - tra una critica espressa con un lapidario "fa cagare" e una critica negativa "costruttiva" che argomenta per dieci pagine.

Nell'uno e nell'altro caso non mi interessano.

Nemo ha detto...

3 su 10! Non male... pensavo peggio! Eheheheh... :)
Dunque:

1) Il lavoro non si dovrebbe sminuire o esaltare in base al comportamento di chi lo produce. Il lavoro dovrebbe parlare da se. La sensazione che genera in chi ne fruisce e' la cartina tornasole. Come fa un Artista a dire "sono il migliore"??? Impossibile. E non parlo di copie vendute, ma di messaggi o significati che passano dall'altra parte.

8) Proprio la tua ultima frase e' la risposta. Non sono i piu' motivati ad essere per forza i migliori. E mentre certe doti sono innate, chiaramente bisogna poi svilupparle con il mestiere e l'apprendimento... e motivare e' spesso fondamentale in questo processo. Anzi, ritengo (da allenatore e da direttore commerciale) che motivare sia la cosa fondamentale. La selezione viene poi naturalmente dalla reazione a quello stimolo, e dal talento naturale.

9) Su questo mi verrebbe da essere provocatorio... spero che non te la prenderai. Ti chiedo: pero' quando la critica ti chiama per ritirare un premio, ci vai, e lo posti pure sul blog!
Io lo ritengo estremamente giusto, sono soddisfazioni... ma nessuno e' perfetto, e certe volte leggere con interesse e ragionare su una critica puo' anche spingere verso un'evoluzione dell'artista stesso... ma se si scrive "fa cagare", a cosa pensa l'artista, ad una prugna??? :)
In realta' un'artista cerca di esprimere qualcosa con la sua opera, e se questo qualcosa non arriva si puo' anche apportare delle modifiche per farlo arrivare meglio. "Se non capisci cosa dico cerco di spiegarlo in un altro modo, l'importante e' che capisci".

Volevo anche farti una domanda, ed e' da un vecchio post che l'avevo in testa: Michele, perche' scrivi?

green travler ha detto...

Se si chiamano luoghi comuni non è detto che siano del tutto falsi.Avranno avuto una loro origine, saranno scaturiti da qualcosa.

Michele Medda ha detto...

Green T, un amico mi ha scritto che avrebbe preferito il titolo "ipocrisie" al posto di "luoghi comuni"... :-)

Nemo, mi spiace: se non arrivi a capire da solo che critiche/recensioni e premiazioni sono cose diverse, io non ce la faccio a spiegarti la differenza.

Ti dico solo che rifiutare un premio è semplicemente un gesto scortese (poi la scortesia può avere dietro mille motivazioni polemiche, anche giuste), che non ha niente a che fare con la coerenza di un artista.

Quello che io penso del mio lavoro non cambia a seconda dei premi, come non cambia a seconda delle critiche.

A me non interessa particolarmente scrivere sul blog dei riconoscimenti dati a Caravan. Ma sai, c'è gente che va a vedere un film che ha vinto un premio, che legge un romanzo che ha vinto un premio... hai visto mai, magari qualcuno avrà voglia di leggere un fumetto che ha vinto un premio.

Infine: perché scrivo? Perché non so disegnare.

Nemo ha detto...

Te l'avevo detto che la mia domanda era provocatoria! ;)
A parte il fatto che "credo" di sapere la differenza tra una premiazione e una recensione/critica... pero' se vuoi provare anche a spiegarmela, lo accetto lo stesso.
In realta' credo che non hai colto il senso del mio esempio.
Quello che volevo dire e' che la stesso critico che ti fa una recensione, e' anche quello che ti vota per assegnarti un premio. Mi pareva evidente che non mi riferivo al dopo, ovvero al beneficio che quel premio puo' portare all'opera dell'artista che lo riceve.
Certo che e' scortese non ritirare un premio (ho detto anche che e' giustissimo secondo me), ma credo che sia scortese anche dire "a me di quel critico non mi frega niente", e questo perche' un critico, un scrittore, un pompiere e via dicendo sono comunque persone, e vanno rispettate... ecco perche' una critica "fa cagare" secondo me non rispetta l'artista, ma sono opinioni.

Infine vorrei tornare sulla domanda, che dalla tua risposta ho capito che non hai preso sul serio. L'altra volta avevi postato un pezzo molto bello sul perche' scrivere, pero' non avevo colto il tuo pensiero... che invece avrei piacere di capire.
Forse hai pensato che la mia domanda fosse provocatoria, ma in relata' giuro che era staccata dal resto del commento. Se non ti disturba troppo vorrei davvero chiederti il tuo pensiero sincero sul perche' scrivi... solo per farci una riflessione, nessuna polemica.
Grazie comunque, anche se non vorrai rispondermi.

Michele Medda ha detto...

No, Nemo, non è affatto scortese dire che del parere dei critici non me ne frega niente, è una mia opinione che non tocca in nessun modo il lavoro dei critici.

Ecco, magari se esternassi questa mia opinione pubblicamente e in maniera "mirata", in occasione di una recensione negativa, questo sarebbe poco simpatico. Ma forse sarebbe più una "caduta di stile" per l'autore che una "scortesia" nei confronti del critico.

In ogni modo, non ho mai replicato a una recensione.

Quanto al perché scrivo... ma perché ti interessa saperlo? Non è una cosa che meriti di essere indagata...

mi è sempre piaciuto leggere fumetti, a un certo punto ho pensato seriamente che forse era bello farli, e ho cominciato a farli. Tutto qui. Le motivazioni più profonde potrebbe dirtele il mio psicanalista, ma non ho uno psicanalista. Sorry.

gianluca ha detto...

il buon nemo si aspetta sempre risposte epiche.. tipo "non posso fare a meno di scrivere", "il mio demone interiore si zittisce solo così", "scrivere è una necessità fisiologica"

Michele Medda ha detto...

Prendo appunti, Gianluca! :-)

Comunque, il grande Evan Hunter/ Ed McBain disse: "Come si impara a scrivere? Mettendosi alla macchina da scrivere e battendo sui tasti. Mi raccomando, un tasto per volta".

Francesco_Imp ha detto...

Con l'elenco si potrebbe aggiornare il dizionario dei luoghi comuni di Flaubert...

Nemo ha detto...

Grazie della risposta.

Perche' mi interessava saperlo??? Beh, sei il mio autore preferito, e mi piacerebbe capire meglio la tua personalita' per riuscire a recepire meglio anche il tuo modo di scrivere.

Certe volte sembra che hai un rapporto un po' conflittuale con lo scrivere stesso, ovvero una passione di fondo, un piacere (come hai risposto)... ma anche certi "conflitti" con il mondo che circonda il tuo mestiere... o forse con il mestiere stesso...
Quindi alcune volte non riesco ad inquadrare le tue posizioni, e mi interessava saperne di piu'...

Comunque no, non mi aspettavo nessuna risposta epica, anzi. Volevo proprio capire dove sta il confine fra il piacere ed il dovere, ovvero fra la passione per i fumetti ed il portare a casa la pagnotta.

Michele Medda ha detto...

Georges Simenon: "Scrivo perché ne sento la necessità, come di mangiare e di bere"

Il giallista John Wainwright (autore di Brainwash, due volte portato sullo schermo, rispettivamente da Claude Miller e Stephen Hopkins): "Cosa vorrei essere se non fossi uno scrittore? Vorrei essere morto".

Esagerati.