sabato 13 febbraio 2010

DI ARTISTI E DIPENDENZA

Ho visto l’ago e il danno procurato
una piccola parte di esso in chiunque
ma ogni tossico è come un sole che tramonta.

Neil Young, The Needle and the Damage Done

Ho visto un sacco di tizi che pensavano di essere fichi
e dopo mi son sembrati solo un sacco di cretini,
spero che sentiate quel che dico, mio Dio,
perché anche voi avrete l’occasione di provarla prima o poi.
Non fate cazzate con l’ago e il cucchiaio,
o con qualche “viaggio” verso la luna.
Vi trascinerà via.

Lynyrd Skynyrd, The Needle and the Spoon

E dài, suor Morfina, farai meglio a farmi il letto,
perché tu sai e io so che al mattino sarò morto,
e tu potrai sedere qua accanto e guardare
le bianche lenzuola macchiate di rosso.

Rolling Stones & Marianne Faithfull, Sister Morphine

Il piano ha bevuto
e gli sgabelli del bar stanno andando a fuoco
e tutti i quotidiani scherzavano
e i portacenere sono andati in pensione
e io ho la sensazione
che il piano ha bevuto,
è giusto un’idea che mi è venuta,
il piano ha bevuto e vomiterà il suo pranzo,
è il piano che ha bevuto, non io.
Il piano ha bevuto, e non io.

Tom Waits, The Piano Has Been Drinking

Quando la giornata è finita ma tu vuoi correre ancora: cocaina.
Se hai brutte notizie, e vuoi cacciare il malumore: cocaina.
Lei non mente, non mente, non mente. Cocaina.

Eric Clapton, Cocaine

Più la stringevo, più l’amavo,
Nancy mi aveva stregato,
tutto ciò che conoscevo era la dolce Nancy,
e quel che mi serviva neppure lo vedevo.
Whiskey, Whiskey, Nancy Whiskey,
Whiskey, Whiskey, Nancy–oh.

Shane MacGowan, Nancy Whiskey

Eroina, che sia la mia morte,
eroina, è mia moglie e la mia vita
perché c’è un condotto che dalla mia vena
porta al centro della mia testa
e dopo è anche meglio della morte.

Lou Reed, Heroin

Ho cominciato con il Burgundy
ma presto sono passato a roba più forte
e tutti dicevano che mi sarebbero stati appresso
quando il gioco si fosse fatto duro.
Ma alla fine il fesso ero io
non c’era nessuno a scoprire il mio bluff.
Me ne torno a New York,
credo proprio di averne avuto abbastanza.

Bob Dylan, Just Like Tom Thumb’s Blues

Poi per due anni non ho quasi fatto altro
non ho suonato, non ho fatto l'amore
tiravo il tempo da un buco all'altro
in giro a sbattermi o in casa a dormire
Ma una mattina mi son chiesto:
"come andrà a finire?
Andare avanti, finire in galera,
magari anche morire.

Eugenio Finardi, Scimmia

E poi…

Vivo sulla lama, mi com/muovo nei bassifondi, parlo coi ricercati dallo Stato, brigo, mi procuro e dilapido milioni, poi, rischio, mi struggo, mi umilio, mi arrendo, poi mi faccio e tutto torna bello, più splendente di prima! L’alternativa è la birreria, il lavoro, il risparmio, il normale sfaldarsi del corpo, lo studio, l’amore [e la sua?] ricerca, lo scemo naturale, il simpatico, l’antipatica, due più due fa quattro, sveglia alle otto, viaggi, incidenti in pullman, Milano, cene d’affari, e non valgono quei personaggi più di quell’altri, mutuati della felicità. Palle anche lì, palle peggio di qua. Vuoi mettere risorgere, risorgere, risorgere, risorgere…

Andrea Pazienza, Gli ultimi giorni di Pompeo

9 commenti:

and ha detto...

Ciao,
arrivo dopo la lettura dell'ultimo numero di Caravan. Complimenti! Davvero un grande albo, commovente, duro, con le varie storie che s'intersecano perfettamente.
Volevo anche dirti che ho apprezzato particolarmente come hai descritto la relazione fra le due sorelle, descrivendo anche il dramma di chi si ritrova sola a dover gestire una persona con problemi. ho lavorato per anni coi disabili ed è un aspetto, quello delle conseguenze che la nascita di una "disabile" comporta in una famiglia, troppo spesso dimenticato.
Grazie, ti dico solo questo.

Michele Medda ha detto...

Grazie, And. Mi pare che qui sul blog avessimo già parlato della disabilità commentando il numero 3.

Credo che ci sia una buona dose di ipocrisia nella rappresentazione della malattia mentale nella finzione letteraria, cinematografica e televisiva (Ben Stiller se ne fa giustamente beffe in "Tropic Thunder" con il personaggio di "Simple Jack").

Il "politicamente corretto" dipinge falsamente le persone affette da ritardo mentale come esseri stupendi, custodi delle chiavi magiche di un regno di poesia a cui noi "normali" è vietato l'accesso.
Ma questa è una mistificazione. Che non è comunque utile a chi è colpito dall'handicap, e non rende giustizia ai familiari, lacerati tra affetto ed esasperazione.

E forse, se ci fosse maggiore consapevolezza di queste dinamiche, si potrebbero evitare situazioni che poi portano un epilogo tragico.

raffaele ha detto...

Ciao, ho appena finito di leggere l'ultimo numero della mini e sento l'esigenza di esprimere quello che penso (della miniserie in generale, non dell'episodio in particolare).
Caravan e' un fumetto davvero particolare, soprattutto considerando che ' e' pubblicato dalla Bonelli, casa editrice da sempre improntata all'avventura.
Qui di avventura ce n'e' davvero poca, c'e' poca azione, e la stessa vicenda delle nubi alla fine mi sembra davvero diventata un pretesto per raccontare delle vicende umane, umanissime.
A volte mi capita, con certi film, che mentre li vedo penso: "vabbe' ma di cosa parla sto' film ancora non l'ho capito" e poi quando il film finisce mi rendo conto di quanto la vicenda e, ancor di piu', i personaggi mi siano rimasti appiccicati che sembra quasi di conoscerli veramente da una vita e rimangono con me per giorni.
Caravan mi fa' lo stesso effetto.
Non e' ancora finito ma sento gia' la mancanza di quando non ci sara' piu'.

alessandro ha detto...

complimenti per l'ultimo numero..
sto ancora rileggendo mentalmente l'ultima vignetta.
Ho appena terminato una tesi in cui tratto anche la fiction italiana. Perchè storie così non si riescono a creare per serie televisive nostrane?

C'è chi dice che questa serie assomiglia a Jericho, beh io penso che partendo forse da premesse simili, Caravan sia orchestrata molto meglio, coi vari personaggi che diventano tridimensionali, per il modo in cui sono descritti.

Aspetto con ansia i prossimi numeri.

Stefano ha detto...

Torno a scrivere, volevo dire un paio di cose:
Il cognome di Jimmy, Raitt, è una citazione di quello della cantante Bonnie Raitt.
A pag. 58, le scritte sul muro, sono una citazione da Neil Gaiman, dal numero in cui uno scrittore tiene prigioniera una musa?
A pag. 66, nell'ultima vignetta, jessie butta a terra il pacchetto di sigarette rovinato. Le sigarette sono Apple, la marca fittizia inventata da Quentin Tarantino, e che si può vedere in alcuni suoi film.
Michele, hai detto che l'idea base di Caravan viene da Seeds, di Springsteen. Hai tratto spunti anche da altre sue canzoni? Stamattina ho sentito The ghost of Tom Joad, e la prima strofa,

Uomini che camminano lungo i binari
Vanno in un posto dal quale non c'è ritorno
Gli elicotteri della polizia stradale arrivano da dietro la collina

Zuppa calda sul fuoco da campo sotto il ponte
La fila per il ricovero arriva oltre l'angolo
Benvenuti nel nuovo ordine mondiale
Le famiglie dormono nelle loro macchine nel Sudovest
Niente casa niente lavoro niente pace niente riposo

sembra adattarsi piuttosto bene all'atmosfera di Caravan.
Chiudo facendovi i complimenti: a te per le storie meravigliose, una dietro l'altra. A Emiliano per le copertine (ma Tracy in quella del numero 9 mi sembra un pò troppo giovane). E anche a Benevento: bellissimi disegni, mi ha ricordato il De Angelis del primo numero.

Michele Medda ha detto...

Stefano, Bonnie Raitt non c'entra. Il nome di Jimmy Raitt l'ho scelto perché ricorda quello di Jimmy Rabbittee, il protagonista principale del libro e annesso film The Commitments (film che, per inciso, adoro).

Le scritte sul muro a dire il vero citano un altro cantante/compositore, un certo Tadeusz... chi ha letto Nathan Never n. 38 ha capito ;-)

Quanto alle sigarette, non ci ho fatto caso: la marca è stata messa da Michele Benevento.

Infine: non mi pare di avere tratto spunto da altre canzoni del Boss. Almeno, non consciamente...

grazie per l'apprezzamento!

Acidshampoo ha detto...

Michele, una segnalazione a tema: "Album", esordio discografico dei Girls, uscito lo scorso settembre. Te lo consiglio caldamente. Ma se l'hai già ascoltato vorrei sapere la tua opinione.
Christopher Owens, leader del gruppo, è un ragazzo di San Francisco cresciuto fra i Children Of God, la setta religiosa accusata anche di molestie e rapimenti. A 17 anni scappa, sbarca il lunario come musicista di strada, fra storie di droga, prostituzione e un orientamento sessuale incerto. Ed è in strada che incontra un altro chitarrista, Chet "JR" White. I due si chiudono in una stanza d'albergo con un'assortita scorta di sostanze psicotrope, due giorni dopo ne esce questo piccolo, sbilenco, ruvido e meraviglioso disco. Liriche asciutte e dirette, disilluse e dannate, ma senza cinismo né calcolo. Melodie killer, semplici ed efficaci e poi Christophen Owens, capace di dare voce alla beffa della vita e alla nostalgia di tutto ciò che è passato. Davvero, te lo straconsiglio.

Qui un loro video:
http://www.youtube.com/watch?v=lcqwfFKagH4

Michele Medda ha detto...

Acid, la ballad che mi hai indicato qui nei commenti mi è piaciuta, anche per il testo semplice e diretto. La voce, curiosamente, mi ricorda quella di Joe Strummer. Degli altri brani dell'album qualcuno mi è piaciuto, qualche altro no. Nell'insieme mi sembra un tipico album d'esordio: materiale eterogeneo assemblato con impeto giovanile. Diventeranno grandi, questi ragazzi? I teenagers appenderanno le loro foto sui muri delle loro camerette? Come disse qualcuno: "ai poster l'ardua sentenza".

Lorenzo Marchetti ha detto...

Salve,

e' un piacere ritrovare in questi commenti la stessa atmosfera ricca di riflessioni che ogni mese leggo in Caravan. Era dai tempi di Ken Parker che non trovo dei personaggi dipinti cosi' bene, in un affresco corale che ogni mese si arricchisce di nuovi dettagli e personaggi: e che mi fa aspettare con grosse aspettative per un mese il numero a venire. Se il fumetto fosse sempre a questi livelli, sarebbe un sogno.

Complimenti infine a Sergio Bonelli: un uomo che ormai ha una certa eta' (non me ne abbia a male...invecchiassi io come lui!:-) e tuttavia ancora la sensibilita' e l'elasticita' mentale di appoggiare e promuovere progetti come quello di Michele Medda.

Evviva le miniserie se poi significano sperimentazione e territori inesplorati come Caravan.
Personaggio meglio riuscito della serie? papa' Massimo Donati, indubbiamente.

Un saluto a tutti.