Sono sicuro che se siete lettori “bonelliani” conoscerete un certo tipo di inquadratura che è ancora abbastanza frequente trovare su Tex: due persone stanno parlando dentro una stanza, e a un tratto la nostra immaginaria macchina da presa passa all’esterno e non le vediamo più. Sentiamo le loro voci dalla finestra. Nella vignetta successiva rientriamo dentro la stanza e rivediamo i due che continuano il loro dialogo.
Ecco, vorrei fare outing e dire che odio questa soluzione narrativa, che di narrativo non ha nulla. E anche se molti miei amici e colleghi la usano normalmente, nel solco della tradizione, vorrei che fosse vietata per legge.
Per me una inquadratura del genere - esterno e voci dalla finestra - è ammissibile solo come attacco; cioè quando si comincia una scena. In tal caso è la trasposizione a fumetti dell’establishing shot, l’inquadratura cinematografica che ci informa che stiamo cambiando luogo e tempo dell’azione.
Al cinema l’establishing shot con l’esterno di una casa può essere muto, perché tra una frazione di secondo staccheremo all’interno del luogo e vedremo i personaggi che parlano. Nel fumetto risparmiamo tempo prezioso, e cominciamo a far parlare i personaggi facendo sentire le loro voci. Nella vignetta successiva passeremo all’interno e vedremo chi è che sta parlando.
Questo è un modo corretto (non l’unico, ovviamente) di attaccare una scena.
Ma allora, perché staccare all’esterno nel bel mezzo di un dialogo? Che bisogno c’è? In effetti, non c’è nessun bisogno. Si faceva (si continua a fare) per un eccesso di zelo. Perché si pensa di annoiare il lettore proponendo una tavola intera con due personaggi che parlano, immobili, nello stesso ambiente.
Questo piccolo stratagemma a mio avviso nasconde un pregiudizio un po’ avvilente: presuppone che il lettore non regga una scena statica con due personaggi che stanno seduti a parlare per sei vignette. Il che, a sua volta, presuppone che uno sceneggiatore non sia capace di rendere un dialogo interessante per la durata di sei vignette. (Un po’ come se l’autore avesse un pregiudizio nei confronti di se stesso: ammetterete che la cosa è inquietante…)
Mi si dirà che ci possono essere scene di dialogo che durano più di di una tavola, e una vignetta di stacco ci vuole. Non mi convince: se il dialogo è noioso, non sarà una singola vignetta di “voci dalla finestra” a tenere desta l’attenzione del lettore, no?
Essendo il sottoscritto uno sceneggiatore che – come mi rimprovera spesso Antonio Serra – è tragicamente portato a riempire i balloon, posso affermare tranquillamente che un dialogo può essere ravvivato in molti modi: con un uso espressivo della punteggiatura, con le inquadrature, o facendo muovere i personaggi (che mentre parlano possono fumare, bere, gesticolare, giocherellare con una matita, etc.). Sicuramente, un dialogo inerte che si svolge dentro una stanza non si ravviva con uno stacco all’esterno della stanza.
Ci può essere però un ulteriore motivo per uno stacco all’esterno del bel mezzo di una scena. Ed è il motivo per cui può darsi che troviate le “voci dalla finestra” anche in qualcuna delle mie storie: può succedere che ad adottare questa inquadratura sia il disegnatore. O perché si è stancato di disegnare “teste parlanti” (per quanto brillante sia il dialogo), o per un fatto puramente grafico, di composizione della tavola.
Sia come sia, ecco, ora l’ho detto: se trovate “voci dalla finestra” in mezzo a uno dei miei dialoghi sappiate che io non c’entro niente.
giovedì 28 maggio 2009
lunedì 25 maggio 2009
SI RIPARLA DI X-CAMPUS

Okay… ammetto che non c’entra con Caravan, e dovrei segnalarlo sul sito, non sul blog. Ma dato che ora il sito è in stand by, lo metto qui.
Perché, sapete, sono particolarmente orgoglioso di essermi cimentato con le avventure gli X-Men. E di avere fatto un fumetto-fumetto, una storia di avventura e di amicizia, una storia di ragazzi e per ragazzi.
Di X–Campus, sceneggiato dal sottoscritto col grande Francesco Artibani e disegnato da Denis Medri e da un plotone di valenti disegnatori, qualcuno aveva già parlato bene qui.
Ora se ne riparla bene altrove, cioè nel sito inglese Mass Movement. Traduco:
“Considerato il titolo, la copertina, e l’esile riassuntino che decora il retro del volume di X–Campus, sarebbe facile liquidarlo come un “Marvel 90210” o “Gli X–Men a Hollyoaks (celebre soap opera inglese, ndt)” e non dedicarci un pensiero in più. Ma qualunque cosa facciate – per l’amor di Zio –non cedete a quell’impulso, perché qualcosa di speciale che si annida tra le pagine di X–Campus. Ma certo, è l’ennesima reinvenzione degli X–Men (o ri–creazione, vedete un po’ voi) e per la maggior parte di voi è l’equivalente di “tiro e sbaglio – parte seconda”; ma, a differenza degli innumerevoli episodi “alternate” degli X–Men che ci hanno spiattellato in tanti anni, X–Campus è in realtà maledettamente buono; e, per quel che vale il mio pensiero, è secondo solo agli episodi di Whedon sulla collana Astonishing. Sia la storia che la caratterizzazione sono realizzate e intrecciate in maniera brillante, mettendo insieme tutti i mutanti (buoni e cattivi) che conosciamo e amiamo, inserendoli in un contesto diverso e ciononostante assai familiare. La scuola per i talenti diventa la Worthington Academy, con gli X–Men liceali più che universitari. Forse l’idea non è nuova né totalmente originale, ma il ritmo e le modalità della battaglia tra Magneto e il Professor X per conquistare i cuori e le menti dei giovani mutanti sono sinceramente avvincenti. Una volta entrati nel vivo della lettura troverete pressoché impossibile smettere finché non sarete arrivati all’ultima pagina. E la cosa migliore di tutte è il modo in cui Artibani e Medda hanno ri–creato Cerebro e Le Sentinelle, che da soli valgono tanto oro quanto pesano e il prezzo del volume. La mia sola perplessità è che, benché non sia un problema per il sottoscritto (per via della sua passione per Tin Tin e Asterix), quella nota “europea”, quel feeling catturato in ogni vignetta dal disegno (che è vivace, brillante e, come la storia richiede, diverso da ogni disegno degli X–Men visto prima; ricco di colore, vivo, vibrante e cattura alla perfezione la giovinezza e l’energia dei personaggi) e alcune delle sottotrame e dei temi della storia; il che fa sì che il volume lasci trapelare una sensibilità e una visione diverse (nel bene, non nel male) dal solito X–racconto. Se cercate qualcosa di insolito e che vi lasci alla fine felici e contenti e ansiosi di leggere ancora, allora passate un pomeriggio o due dentro l’X–Campus. Potrebbe valerne la pena…”
Tim Mass Movement
PS: benché realizzato interamente in Italia a cura della Panini, X-Campus non è ancora stato pubblicato in italiano. Al momento è disponibile solo l'edizione inglese del trade-paperback che racchiude tutti gli otto episodi della serie.
BACK FROM CREMONA
Ha detto che doveva andare via presto perché doveva prendere la bambina dai nonni, e così è partita da Cremona subito dopo pranzo, mancando l’appuntamento con la presentazione di Caravan. Quella della bambina era una scusa, ovviamente. Il piano diabolico di Paola Barbato era bruciarmi sul tempo e precipitarsi ad aggiornare il blog con le foto della sua premiazione a Reggio Emilia e con quella dell’incontro a Cremona.
Beh, allora una foto la metto anch’io.

Potete vedere Paola e Angelo Stano che firmano autografi subito dopo l’incontro, moderato dall’infaticabile Michele Ginevra, dedicato al tema “il fumetto bonelliano tra tradizione e innovazione”. Ne è uscita fuori una chiacchierata a trecentosessanta gradi sul mestiere del fumettaro, ricca di aneddoti e dietro le quinte, e in un ambiente quanto mai consono alla circostanza: nell’austera sala Borsa della Camera di Commercio avevamo alle spalle una monumentale xilografia del maestro Sergio Tarquinio (che ho avuto il piacere di conoscere di persona).
Peccato per l’assenza di Roberto “Rrobe” Recchioni. Rimettiti in sesto, Roberto. Mi sono dimenticato di parlare male dei tuoi registi horror preferiti, ma abbi pazienza: lo scontro è solo rimandato.
Tutto liscio anche con la presentazione di Caravan (moderata da Marco Cottarelli) anche se ho dovuto fare un po’ di slalom tra domande molto precise per non rivelare troppo. In ogni modo mancano solo due settimane all’uscita del numero 1, e presto molte curiosità saranno soddisfatte.
Un sincero grazie per la bella giornata al Centro Andrea Pazienza e un saluto ai giovani autori presenti: Paola Cannatella, Marco Morandi, Alessandro Fusari, Francesca Follini e tutti gli altri. E in bocca al lupo per i vostri progetti, ragazzi.
Beh, allora una foto la metto anch’io.

Potete vedere Paola e Angelo Stano che firmano autografi subito dopo l’incontro, moderato dall’infaticabile Michele Ginevra, dedicato al tema “il fumetto bonelliano tra tradizione e innovazione”. Ne è uscita fuori una chiacchierata a trecentosessanta gradi sul mestiere del fumettaro, ricca di aneddoti e dietro le quinte, e in un ambiente quanto mai consono alla circostanza: nell’austera sala Borsa della Camera di Commercio avevamo alle spalle una monumentale xilografia del maestro Sergio Tarquinio (che ho avuto il piacere di conoscere di persona).
Peccato per l’assenza di Roberto “Rrobe” Recchioni. Rimettiti in sesto, Roberto. Mi sono dimenticato di parlare male dei tuoi registi horror preferiti, ma abbi pazienza: lo scontro è solo rimandato.
Tutto liscio anche con la presentazione di Caravan (moderata da Marco Cottarelli) anche se ho dovuto fare un po’ di slalom tra domande molto precise per non rivelare troppo. In ogni modo mancano solo due settimane all’uscita del numero 1, e presto molte curiosità saranno soddisfatte.
Un sincero grazie per la bella giornata al Centro Andrea Pazienza e un saluto ai giovani autori presenti: Paola Cannatella, Marco Morandi, Alessandro Fusari, Francesca Follini e tutti gli altri. E in bocca al lupo per i vostri progetti, ragazzi.
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